La morte del racconto – Esercizio
(ATTENZIONE: post lungo. Già, l’ho fatto apposta, bastardi…)
“[…]Internet si propone come mezzo perfetto per la pubblicazione del racconto, ma non altrettanto adatto alla sua fruizione. Sono numerosissimi, infatti, i siti letterari che consentono agli aspiranti scrittori di dar sfogo alla propria vanità pubblicando degli inediti: spesso purtroppo inconsistenti o deliranti, quasi sempre ingenui e carenti sotto il profilo linguistico. La maggior parte di questi scritti, tutti ne sono coscienti, non è letta da nessuno all’infuori dell’autore medesimo. […]”
ESERCIZIO:
Ciascuno degli estratti che seguono è stato recuperato su Internet. Due sono pubblicati rispettivamente da Einaudi e Mondadori e si tratta di autori affermati. Il terzo è il testo di un esordiente, presente solo in Rete. Provate a riconoscerlo.
ESTRATTO n. 1
Anselmo era partito per uno dei suoi soliti viaggi di lavoro e la moglie quella notte era rimasta sola. Si preannunciava un temporale e i tuoni e i fulmini erano stati violenti. Giulia, la moglie, aveva recentemente visto un film di fantasmi e il suo animo non era ben disposto ad affrontare la solitudine di quella nottata tempestosa.
“Ci mancavano pure i lampi e i tuoni!” s’era detta, mentre si apprestava a coricarsi.
Adesso stava leggendo un bel romanzo d’avventure.
Il protagonista purtroppo non era un tipo fortunato, poiché dopo una serie di casi sventurati, era finito in ospedale. Lì, aveva cominciato ad avere le prime visioni e le prime percezioni extrasensoriali.
“Bella questa!” aveva pensato “ Ci voleva pure un romanzo di fantasmi!”
Aveva dunque richiuso il libro e si stava addormentando, quando sentì un rumore provenire dalla stanza accanto. Leggeri brividi la pervasero, ma pensò d’andare a vedere di cosa si trattasse. Nella camera adiacente accese la luce e ad un tratto, vide un oggetto indefinibile, un qualcosa di mai visto, dai contorni sbiaditi, luminescente e informe, né umano né animale.
Aprì la bocca e gridò, ma si ritrovò nel letto e si mise a sedere di scatto.
“E’ stato un sogno,” si rincuorò “ mi devo mettere tranquilla a dormire, senza lasciarmi impressionare da nulla.”
ESTRATTO n. 2
Si trovava già seduta, aveva ordinato l’acqua minerale, il pane e i grissini, e subito aveva cominciato a sgranocchiarne uno. Però manteneva un certo vuoto mentale anche una buona forma di affettuosa curiosità, un sentimento che aveva a che fare con la calma, l’atteggiamento amichevole..Non si era neppure guardata intorno. Aveva concertato lei il luogo, il ristorante, vagamente conosciuto. C’era stata una volta alcuni anni addietro. Le era venuto
in mente subito quando Gianluca le aveva detto dove sarebbe andato nel pomeriggio. Era vicinissimo a quel luogo, un ambiente piccolo e non rumoroso..Le sembrò adatto. Non tanto a loro quanto a lui, che lo avrebbe trovato confortevole, poco romano. Era stato gentile prima a scrivere quel biglietto e poi a telefonare una volta a Roma. Lei aveva notato che aveva conservato alcune delle buone abitudini: la semplicità quasi snervante nei rapporti umani, la gentilezza, la mancanza di doppie possibilità. Dunque era stata sicura che le ragioni espresse nel biglietto erano esattamente quelle che lo avevano provocato: aveva trovato molte, moltissime fotografie di lei quando era ragazza. Fatte non solo da lui ma anche dal loro comune amico Umberto che era morto da sei mesi e poiché veniva a Roma aveva pensato di portargliele.
ESTRATTO n. 3
Siedo in un ufficio, circondato da teste a corpi. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Sono in una stanza fredda nel reparto Amministrazione dell’Università, dei Remington sono appesi alle pareti rivestite di legno, i doppi vetri ci proteggono dal caldo novembrino a ci isolano dai rumori Amministrativi the vengono dall’area reception, dove poco fa siamo stati accolti io, to zio Charles a il Sig. deLint. Sono qui dentro. All’altro lato di un grande tavolo in legno di pino the splende della luce del mezzogiorno dell’Arizona tre facce si sono materializzate sopra giubbotti sportivi leggeri a Windsor a mezze maniche. Sono tre Decani? Ammissione, Affari Accademici a Affari Atletici. Non so attribuire le facce. Credo di sembrare un tipo normale, forse perfino simpatico, anche se mi hanno consigliato di apparire il più normale possibile, e di non provare nemmeno a fare quella the a me parrebbe un’espressione simpatica o un sorriso.